Chiara ha 32 anni. Sua figlia Giulia ne ha 10, pesa 35 chili, è alta un metro e quaranta. È nata con una sofferenza al parto: non cammina, non parla, non si sposta senza l’aiuto della madre. Vivono a Santa Domenica di Ricadi, in provincia di Vibo Valentia, in un appartamento al terzo piano senza ascensore.
Ogni giorno Chiara carica Giulia in braccio e percorre tre piani di scale. A volte anche quattro volte al giorno.
«È come se portassi in braccio un soldato ferito in guerra», ha detto. Una frase che dice tutto.

Un appello che ha attraversato l’Italia
La storia di Chiara ha impiegato mesi per uscire dalle mura di casa sua. Quando finalmente è arrivata ai media locali, ha rimbalzato rapidamente fino a La Vita in Diretta su Rai 1 — prima una volta, poi di nuovo a distanza di qualche giorno. Il conduttore Alberto Matano si è rivolto in diretta a chiunque, nel paese, disponesse di un appartamento a piano terra da mettere a disposizione.
Nel frattempo si sono mosse le istituzioni. La Regione Calabria è intervenuta: l’assessora alle Politiche Sociali Pasqualina Straface ha chiamato personalmente Chiara, ha attivato il Dipartimento Welfare e convocato l’UVM — l’Unità di Valutazione Multidimensionale — per costruire un progetto personalizzato per Giulia. Ha promesso di seguire la vicenda fino alla soluzione.
Chiara l’ha ringraziata con parole sincere: «Ha accolto il mio urlo, mi ha chiamata e mi è rimasta sempre accanto. Mi ha emozionato ogni volta come se fossi parte della sua famiglia».
Tante proposte, nessuna risposta
Quello che manca non è la buona volontà. Mancano le soluzioni praticabili.
Il Comune ha proposto alloggi a San Nicolò di Ricadi — una frazione distante. Chiara ha rifiutato ogni volta. Non per capriccio: Giulia frequenta la scuola a Santa Domenica da anni, è integrata, ha le sue abitudini e i suoi punti di riferimento. Spostarla significherebbe toglierle l’unica routine che funziona.
«Non mi sono focalizzata solo su Santa Domenica senza un valido motivo. Giulia si è ambientata benissimo qui. Non voglio allontanarla da tutto ciò».
C’è poi un appartamento Aterp al piano terra a Santa Domenica — quello giusto, quello che servirebbe — ma è occupato abusivamente. Il procedimento legale è in corso. Finché il giudice non si pronuncia, non si può fare nulla.
L’ultima proposta arrivata era un alloggio a Santa Domenica disponibile per soli due mesi — una residenza estiva. Chiara l’ha scartata senza esitazione: «Con questa proposta è come se mia figlia fosse un pacco postale da portare di qua e di là».
Il montascale è sul tavolo
In questo contesto di stallo, il sindaco Nicola Tripodi ha aperto a una strada diversa: valutare l’installazione di un montascale nell’edificio in cui Chiara e Giulia abitano attualmente. Lo ha comunicato durante una puntata di La Vita in Diretta. Il progetto non è ancora pronto, ma l’ipotesi è sul tavolo.
È un dettaglio che vale la pena sottolineare. Perché quando le istituzioni cercano una soluzione concreta per chi non può salire le scale, il montascale è tra le prime opzioni che emergono — anche nella gestione pubblica di un caso come questo.
Per le famiglie che si trovano in situazioni simili, la notizia è questa: non bisogna aspettare che il Comune si muova. Un montascale su scala dritta si installa in uno o due giorni, occupa circa 25 centimetri sul corrimano e non richiede opere murarie rilevanti. E la legge — la Legge 13 del 1989 — garantisce il diritto all’installazione anche senza il consenso dell’assemblea condominiale. Il condominio non può opporsi.
Le agevolazioni fiscali completano il quadro:
- Detrazione 50% per chi installa in prima casa (Art. 16-bis TUIR), recuperabile in 10 anni
- IVA al 4% per chi dichiara l’utilizzo da parte di una persona con mobilità ridotta (DM 236/89)
- Detrazione 19% per chi ha una disabilità certificata ai sensi della Legge 104/92 — permanente, senza franchigia
Una storia ancora aperta
Giulia ogni giorno aspetta in braccio alla sua mamma. Chiara non si è fermata — e dice che non si fermerà.
«Non so chi mi stia dando questa forza. Sicuramente Giulia. Una cosa è sicura: non smetterò mai di lottare per ogni suo diritto».
Ci sono tante famiglie in Italia che vivono situazioni simili, lontane dalle telecamere. Che non sanno che una soluzione esiste, che è accessibile, che la legge è dalla loro parte.
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Fonti: Informa Calabria, Corriere della Calabria, Il Vibonese — marzo 2026











